L’agricoltura che vorrei

Agricoltura a Teolo: l’agricoltura che vorrei

Il territorio di Teolo ha sicuramente prodotti tipici e caratterizzanti. L’olio e l’uva ne sono due esempi. Ci sono anche delle nicchie dove è possibile sviluppare la frutticoltura e i piccoli frutti. Forse sviluppo del territorio potrebbe voler dire interrogarsi sulla forma di produzione e sulla qualità che vorremmo avesse la produzione che raggiunge il consumatore (e quindi noi stessi).

Valorizzare le potenzialità culturali del nostro territorio non può prescindere dalla forma di governo che intendiamo incentivare nel settore della produzione agricola.

Tutelare la biodiversità, sfruttare tecniche di consociazione e agricoltura biologica. Magari, renderci conto che non sono delle forme di produzione di alcuni snob. Piuttosto si chiarisca che trattasi di importanti metodi colturali perché in possesso di maggior efficienza energetica e di qualità più elevata.

Di pari passo dovrebbe crescere l’offerta formativa o almeno la riflessione su queste tecniche. Quindi occorrerebbe favorire il confronto con i metodi tradizionali non per decidere qual è il migliore. Piuttosto per capire se si possono trovare dei momenti di crescita e di sintesi.

In questa riflessione penso a come far partecipare tutte quelle persone che praticano l’agricoltura non come prima occupazione ma che gestiscono la terra avuta in modi diversi durante il loro (poco) tempo libero. Oltre ad affidarla a dei terzisti potremo confrontarci e vedere se occuparsene in prima persona può dare dei risultati soddisfacenti. Per questo però dobbiamo confrontarci per capire se ci sono dei valori che vanno al di là della vendita.

La collettività sicuramente potrebbe essere favorita perché ripristinare siepi campestri, rotazioni su piccoli appezzamenti, percorribilità delle capezzagne (educando e punendo eventuali atti di vandalismo!) potrebbe sicuramente far godere la campagna anche a chi la campagna non c’è là. Diamo per scontato che il nostro territorio debba essere promosso in un territorio che va ben al di là di quello Veneto: questa potrebbe essere  una strada?

Provenendo dal settore sociale non posso non ricordare che anche le categorie svantaggiate (disabili e non solo!) possono trovare impiego e soddisfazione nell'agricoltura. Lavorare la terra fa star bene con sé stessi: dà un'immagine positiva all’individuo e alla collettività circostante.

Pensiamo alle fattorie sociali

Dette fattorie impiegano persone abitualmente non ritenute capaci di produrre. Queste, se ben impostate, possono valorizzare e realizzare l’integrazione.

Riflettere e mettere in atto azioni che valorizzino una agricoltura sostenibile vuole dire avere rispetto per noi stessi. Significa anche rispettare le generazioni dopo di noi. E perché no: cominciare ad applicare quei suggerimenti importanti che vengono da un documento quale "Laudato sii"

E’ dovere degli amministratori innescare processi virtuosi.
Ed è doveroso farlo in maniera partecipata.
L'agricoltura a Teolo così dovrebbe esser vista!

(by Andrea Peruzzo)

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